Ma quali medicamenti si possono prendere durante l’allattamento? (e la gravidanza?)

Per determinare se un dato medicamento può essere ingerito dalla madre durante non è tanto utile sapere se il medicamento passa nel latte materno oppure no, ma conta il dosaggio relativo (vale a dire il dosaggio al chilogrammo di peso del lattante per quantità di latte materno e dosaggio della madre per chilogrammo di peso corporeo) e la durata della terapia. Una terapia con preparati contenenti codeina sono, infatti accettabili fino a tre giorni e un’isolata anestesia generale della madre non è di fatto un motivo per non allattare.

Tra le categorie di medicamenti, che consideriamo non pericolosi c’è il paracetamolo (es Dafalgan), ibuprofene (es Algifor), le penicilline (es Amoxicillina, Augmentin), le cefalosporine (es Cedax), i macroldi (es Zithromax), il metronidazolo (es Flagyl).

Tra le categorie che non riteniamo tanto sicure ci sono gli psicofarmaci (evtl se monoterapia, ma soprattutto perché si tratta spesso di terapie lunghe), opioidi e antiepilettici (da rivalutare in caso di monoterapia).

Per i rimedi omeopatici vale che a partire da un grado D3 non vi sono pericoli, perché anche eventuali metalli pesanti presenti nella preparazione sono in concentrazione irrilevante.

Per l’aromaterapia è sconsigliata l’applicazione locale (seni, capezzoli) di oli eterici (canfora).

Quando una madre prende un the per l’allattamento deve badare alla sua origine, dato che diversi preparati “fatti in casa” o importati dall’oriente contengono significative concentrazioni di metalli pesanti (piombo e simili).

Praticamente tutte queste raccomandazioni valgono anche per la gravidanza.

Per questa vale che di fatto a senso supplementare l’acido folico solo durante il periodo dell’embriogenesi (vale a dire per le prime 10 settimane dopo l’ultimo ciclo).

Utile fonte per informazioni: www.embryotox.de